Dal 6 giugno 2026 al 28 febbraio 2027 vi aspettiamo alla Pinacoteca G.A. Levis di Chiomonte, per la mostra personale dell’artista Natàlia Trejbalová, Forecast a cura di ARTECO e CRIPTA747.
A novembre 2025, l’artista Natália Trejbalová è stata invitata dalla Pinacoteca G.A. Levis di Chiomonte in una research-based residency, intesa come percorso di accompagnamento, a situarsi all’interno del contesto valsusino per realizzare opere che recepiscano i bisogni della comunità, stimolino dibattito attorno a questioni sociali contemporanee e attivino nuove narrazioni. Traendo ispirazione dalla ricerca scientifica contemporanea, in collaborazione con l’esperto scientifico e glaciologo Biagio Di Mauro, e dai regni speculativi della fantascienza, il lavoro di Trejbalová andrà ad esplorare il potenziale politico della costruzione del mondo come mezzo per rimodellare la nostra comprensione dell’ecosistema più che umano a cui apparteniamo. Lasciandosi ispirare dalle suggestioni date dalle innumerevoli tavolette dipinte da Giuseppe Augusto Levis, raccolte nelle sale del museo, che documentano l’arco alpino a inizio Novecento, la Val Susa viene assunta per Trejbalová come caso studio esemplare per ragionare sulla temporalità espansa dei corpi geologici. Luogo di frontiera e soglia naturale, l’arco alpino valsusino è al tempo stesso corpo vulnerabile e testimone silenzioso di accelerazioni climatiche, movimenti tettonici e cambiamenti ambientali al di là della percezione umana.
Nel lavoro di Trejbalová una delle intenzioni principali è quella di instaurare una relazione immersiva con gli spettatori, tentando di decostruire le gerarchie della rappresentazione per cercare possibilità di uno sguardo oltre-umano e di una maggiore empatia verso il pianeta che ci ospita. In questo senso, l’opera si propone di avvicinare a una percezione del sistema-ecosistema interconnesso di cui facciamo parte, e di cui spesso non abbiamo piena consapevolezza. Non solo flora, fauna e funghi sono parti di questo intreccio vitale, ma anche gli elementi inorganici – come rocce e ghiacciai – possiedono una propria agency e vitalità, agendo a loro volta, con i loro tempi geologici, all’interno del tessuto ecosistemico. L’evoluzione e la trasformazione del paesaggio avvengono su scale temporali molto più lunghe rispetto a quelle della vita umana. Tuttavia, negli ultimi decenni, stiamo assistendo a cambiamenti estremamente accelerati. Anche il massiccio delle Alpi, che per noi appare come un corpo fisso e immutabile, è in realtà in continua evoluzione: un macro-organismo vivente. Immaginare il suo cambiamento può aiutarci a comprendere meglio quanto sia breve il tempo umano, e al contempo quanta influenza possiamo esercitare su forze apparentemente più grandi, come quelle geologiche. Il corpo della montagna è composto da materiali geologici provenienti da luoghi lontanissimi del pianeta; i ghiacciai racchiudono e archiviano organismi di epoche remote; le rocce custodiscono fossili, frammenti di paesaggi del tempo profondo. Le montagne diventano così per noi veri e propri archivi dell’evoluzione del pianeta. Comprenderle meglio può aiutarci a immaginare e, di conseguenza, ad agire in modo più consapevole nei confronti del futuro del nostro ambiente.
Forecast rovescia la percezione classica del paesaggio come sfondo e entità contemplativa, assegnandogli invece un ruolo di soggetto attivo e testimoniale della storia del nostro pianeta. La produzione artistica di Trejbalová si andrà a strutturare tra speculazione scientifica, narrazione immaginativa e sguardo non umano. Le immagini prodotte — mediante tecnologie di eye-level displacement, miniature e footage rielaborato — intendono superare le modalità documentarie tradizionali per dare vita a uno spazio visivo a cavallo tra cinema, scultura e installazione. Il progetto intende mettere in dialogo diverse realtà che operano sul territorio, dalle comunità che lo abitano agli enti formativi che svolgono attività di ricerca, conservazione e valorizzazione. La vicinanza tra i centri di ricerca e il paesaggio studiato costituisce un nodo fondamentale del processo, suggerendo una metodologia che intreccia esperienza diretta del territorio e sperimentazione tecnologica. Forecast indaga il presente e il futuro dell’ambiente montano, rivelandone la vulnerabilità e la rapidità delle trasformazioni. L’opera intreccia la dimensione percettiva dell’arte con la ricerca scientifica, rendendo tangibile la complessità del cambiamento climatico e invitando a una consapevolezza condivisa
Il progetto intende mettere in dialogo diverse realtà che operano sul territorio, dalle comunità che lo abitano, agli enti formativi che stanno svolgendo numerose ricerche in loco (ne è un esempio il progetto APICI dell’Università degli Studi di Torino) sino al Parco Alpi Cozie, centro di ricerca volto alla salvaguardia paesaggistica ed demoetnoantropologica della Val Susa. La vicinanza tra i centri di ricerca e il paesaggio studiato costituisce un nodo fondamentale del processo, suggerendo una metodologia che intreccia esperienza diretta del territorio, pratica teorica e sperimentazione tecnologica.
Nell’ambito del progetto è prevista la realizzazione di un ricco programma di attività educative museali dedicate a ogni tipo di pubblico e un open call rivolta a giovani ricercatrici e ricercatori, artiste e artisti, provenienti da ambiti disciplinari differenti – dalle arti visive alle scienze ambientali, dalla filosofia all’antropologia, dall’archeologia sperimentale alla geografia culturale – al fine di costituire un gruppo di ricerca junior (under 30 e principalmente operanti tra Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta, con una ricerca legata alle tematiche sviluppate a partire dal lavoro di Natália Trejbalová) che affianchi lo sviluppo del progetto, contribuendo alla co-progettazione di un public program outside articolato. Questo programma sarà concepito come spazio di confronto, ascolto e attivazione collettiva, orientato a costruire una relazione viva e porosa tra la ricerca artistica e le comunità che abitano il territorio alpino, con particolare attenzione alle dimensioni ecologiche, storiche e sensibili che emergono dalle pratiche quotidiane di coesistenza con il paesaggio. L’intento è quello di creare una piattaforma generativa in cui i saperi situati possano dialogare con approcci teorici e speculativi, favorendo l’emersione di narrazioni plurali capaci di rileggere il territorio non come superficie da osservare, ma come luogo complesso, attraversato da memorie geologiche, tensioni politiche e immaginazioni future.
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